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Intervista a Paola Tarantino

03/05/2020

Intervista a Paola Tarantino

Intervista a Paola Tarantino:
Il percorso di una dottoressa e il valore della medicina estetica.

D - Dottoressa Tarantino, qual è la sua storia personale di medico?

PT - Mi sono laureata in medicina nel 2002, a ventiquattro anni, e  nel 2006 ho ottenuto la specializzazione in medicina del lavoro. Sul finire di quegli anni è nato il mio interesse per la medicina estetica. Svolgevo la mia attività di medico del lavoro e contemporaneamente ho conseguito un Master biennale in medicina estetica a Bologna. La medicina del lavoro mi ha permesso di acquisire esperienza a largo raggio nella medicina generale, ma il mio interesse è andato spostandosi sempre più verso la medicina estetica, fino all'apertura dei miei studi professionali. Nel 2008 sono entrata come docente nella stessa scuola di medicina estetica in cui mi ero diplomata e da allora porto avanti l'attività d'insegnamento in parallelo alla professione. Nel 2006, subito dopo la conclusione del Master, ho aperto il mio primo studio professionale a Cerignola cui hanno fatto seguito, nel tempo, gli studi a Napoli, in Sicilia e a Roma. Dal 2017 esercito la mia attività principalmente nello studio di Milano, continuando però a dedicare parte del mio tempo agli altri studi in Italia.

D - Tredici anni di attività nella medicina estetica: qual è il bilancio?

PT - E' un discorso in divenire: sono cresciuta e continuo a crescere. E' stato un percorso lungo il quale ho dovuto non solo approfondire costantemente la teoria e la pratica della medicina estetica, ma anche sviluppare capacità imprenditoriali. Perché la gestione ottimale di uno studio (o più di uno, come nel mio caso) di medicina estetica implica saper amministrare e investire in risorse tecnologiche - macchinari e materiali in continua evoluzione - e risorse umane: per avere e mantenere collaboratori d'eccellenza, bisogna dedicare tempo e risorse per selezionarli, organizzarli e offrire loro aggiornamenti professionali costanti. Dal punto di vista strettamente medico, il mio cammino professionale è sempre stato teso a tener fede a un principio fondamentale: competenza congiunta a umanità, perché sono profondamente convinta che alla base della scelta di esercitare la medicina ci sia una vocazione. La competenza del medico può essere costantemente approfondita attraverso lo studio e l'aggiornamento, ma la componente umana è il valore aggiunto che fa la differenza nei confronti del paziente. Per componente umana intendo capacità di ascolto unita a capacità di personalizzazione degli interventi.

D - Vorrei approfondire quest'ultimo aspetto.

PT - So che nell'immaginario comune la medicina estetica è associata, al fondo, a un'idea di "futilità", ma la mia esperienza mi porta ad affermare che non è così: il bisogno "estetico" del paziente è strettamente connesso a un disagio psicologico che è importante far emergere e curare nel modo più appropriato. Al tempo stesso bisogna tener conto che la ricerca di conoscenza è andata crescendo nei pazienti stessi: s'informano, consultano più medici prima d'intraprendere un trattamento. Insomma, sono sempre più in grado di riconoscere e apprezzare la competenza specializzata. Ma il cliente apprezzerà tanto più il risultato finale del trattamento quanto più il medico sarà stato in grado di comprendere il bisogno più profondo e di finalizzare il trattamento a un risultato "naturale". Per raggiungere ciò è necessaria  la personalizzazione: ogni trattamento va mirato sul singolo paziente. Quando la mia carriera era agli inizi, ho ricevuto un insegnamento che è stato per me fondamentale: un medico estetico di cui conservo grande stima mi disse che a parità di competenza sarebbero state le mie mani e i miei occhi a fare la differenza nella soddisfazione del paziente. Le mie mani possono essere abili e leggere ma non sono sufficienti: i miei occhi osservano il paziente e mi indicano la "misura" dell'intervento. La misura giusta è quella che porta al risultato naturale. La gratificazione più importante è riscontrare la soddisfazione dei pazienti che hanno sempre apprezzato il risultato dei miei interventi riconoscendosi migliorati con naturalezza.

D - Dunque un bilancio positivo. E il futuro?

PT - Oltre, naturalmente, ad approfondire la teoria e la pratica, vorrei ampliare la mia esperienza all'estero. Lavorare in città diverse in Italia mi ha permesso di conoscere le differenze e le sfumature culturali e sociali che influenzano la percezione estetica, e questo è importante per il mio lavoro ma anche per me stessa: mi piace conoscere. Lavorare anche all'estero rappresenterebbe un arricchimento e uno stimolo per me professionista e per me persona.

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